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[ 29 luglio 2011 ] Comunicazione

Clamorose accuse Onu all’Eritrea: «Preparava attentati al summit dell’Unione Africana»

La dittatura di Afewerki destabilizza il Corno d’Africa devastato da siccità, guerra e fame

Umberto Mazzantini

Secondo un nuovo, lungo e dettagliato rapporto del Monitoring Group on Somalia and Eritrea dell’Onu, «il governo eritreo ha progettato, preparato, organizzato e diretto un tentativo di sabotaggio del summit dell’Unione africana ad Addis Abeba attraverso attentati con bombe contro un certo numero di obiettivi civili e governativi, senza tuttavia riuscirci». L’accusa è clamorosa, perché l’Onu accusa un suo Stato membro di aver progettato attentati terroristici contro la capitale etiope durante il summit di un’organizzazione, l’Unione africana, della quale l’Eritrea fa parte.

Il rapporto, firmato da Matt Bryden, coordinatore del Monitoring Group on Somalia and Eritrea, Jörg Roofthooft, esperto marittimo, Ghassan Schbley, esperto di finanza e Babatunde Taiwo, esperto di gruppi armati, sottolinea: «sebbene numerosi eritrei abbiano profondi risentimenti e senza dubbio legittimi contro l’Etiopia a causa della non applicazione della decisione riguardante la delimitazione delle frontiere che ha ufficialmente messo fine alla guerra del 1998 – 2000 tra i due paesi, i metodi con i quali i dirigenti di Asmara intendono apparentemente perseguire i loro obiettivi oltrepassano attualmente la norma, per quel che riguarda proporzionalità e ragione».

Il regime dittatoriale eritreo dell’ex guerrigliero Isaias Afewerki, che ha guidato la guerra di liberazione dall’Etiopia, sembra sempre più sprofondare nella paranoia. Ha trasformato l’Eritrea in una caserma senza sorriso e speranza, dalla quale i giovani fuggono, nella quale la miseria aumenta e i migranti degli altri paesi che cercano le strade di passaggio verso l’Europa vengono presi in ostaggio, uccisi, imprigionati. Un dittatore capriccioso e vendicativo che sta diventando sempre più pericoloso per il suo Paese e per l’intero Corno d’Africa, già sfiancato dalla siccità e dalla fame, dove guerra e violenza non mancano e dove il terrorismo di stato di Asmara rischia di far precipitare la situazione in una tragedia inenarrabile. Il tutto per uno spicchio di deserto scalcinato al confine tra Etiopia ed Eritrea, ma soprattutto perché la dittatura ha bisogno di mantenere alto il livello dello scontro con il nemico etiope per continuare a tenere sotto il suo tallone l’ex colonia italiana eritrea.

Il gruppo dell’Onu lancia accuse ancora più pesanti contro l’Eritrea: «i Servizi di intelligence eritrei  responsabili dei tentativi di attentato contro il Summit dell’Unione africana operano anche in Kenya, Somalia, Sudan ed Uganda. È necessario rivalutare il livello di minaccia che fanno pesare su questi Paesi». Insomma, la poverissima Eritrea lavorerebbe per destabilizzare Stati già instabili. Secondo il gruppo Onu «continua a giocare un ruolo sullo scacchiere somalo, certo poco importante, ma ugualmente preoccupante».

I rapporti tra Asmara e le milizie del gruppo integralista islamico Al-Shabaab, che controlla le due regioni della Somalia dove è più acuta la crisi della fame, «sembra avere per obiettivo di legittimare e incoraggiare il movimento, piuttosto che frenare il suo orientamento estremista o condurlo a partecipare ad un processo politico».

In Somalia gioca la fobia anti-etiopica di Afewerki, visto che Addis Abeba aveva inviato (e forse continua ad infiltrare) le proprie truppe in uno dei tanti tentativi di pacificazione/occupazione di quello Stato fantasma, ma  secondo il rapporto Onu «il coinvolgimento dell’Eritrea in Somalia si inscrive in un campo di azione più vasto dei servizi segreti e delle unità operative speciali, soprattutto attraverso l’addestramento, il finanziamento e il sostegno logistico dei gruppi di opposizione armati a Gibuti, in Etiopia e in Sudan, forse in Uganda, in violazione della risoluzione 907 (2009) del Consiglio di sicurezza».

Per il Monitoring Group on Somalia and Eritrea «queste pratiche illecite, alle quali si aggiungono dei contributi finanziari diretti provenienti dai sostenitori del partito al potere (e da alcuni Stati stranieri) ed una “tassa della diaspora” imposta agli eritrei ed agli immigrati stranieri di origine eritrea che vivono all’esterno del Paese, spiegano così come un Paese così povero come l’Eritrea possa continuare ad appoggiare in tutta la regione un gran numero di gruppi di opposizione armati».

Intanto, mentre i dittatori si fanno la guerra per interposta bande armate e organizzano attentati, il popolo eritreo è schiacciato dalla miseria e dalla dittatura, ed il futuro del Corno d’Africa sprofonda nella fame e nella morte di centinaia di migliaia di bambini ed innocenti.

Chi, come chi scrive, ha ammirato e sostenuto la lotta di liberazione eritrea, chi sperava in uno Stato libero e progressista, vede oggi quel sogno trasformato nell’incubo della feroce dittatura di Isaias Afewerki, che infetta di paranoia e morte tre ex colonie di un’Italia distratta e a volte complice.

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